Recensione: Katie di Michael McDowell

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Recensione: Katie di Michael McDowell

Titolo originale: Katie
Pubblicazione: 1986 
Casa editrice: Neri Pozza
Genere: horror
Pagine: 440
Dove trovarlo: Amazon, Feltrinelli, Mondadori, Ibs, Il Libraccio

Michael McDowell è stato uno scrittore e sceneggiatore che nel corso della sua vita ha scritto venticinque romanzi.

In Italia stiamo scoprendo solo ora le sue opere grazie alla casa editrice Neri Pozza che nel 2023 ci ha portato la sua saga più famosa Blackwater (1983) e l’anno successivo Gli aghi d’oro.

Potete trovare tutte le mie recensioni sul blog, oppure su Youtube.

Katie, invece, è stato scritto nel 1982 ed è arrivato da noi all’inizio del 2025… ci ho messo giusto due giorni per parlarvene!

Trama

Philomena è una giovane ragazza che vive con la madre sarta in un piccolo paesino del New Jersey.

Le due non hanno molto di che vivere perché il lavoro è limitato e la madre di Philo non vuole né che la figlia diventi a sua volta una sarta, né che si trasferisca da qualche altra parte.

Un giorno ricevono una lettera del nonno che non sentivano da anni a causa di un litigio col padre di Philo.

Il nonno scrive loro per chiedere aiuto, visto che la moglie del figlio ormai deceduto, Slape, lo ha segregato in casa e cerca di mettere le mani sul suo patrimonio, per poi disfarsi anche di lui.

Il vero pericolo è la figlia della donna, Katie Slape, una ragazza inquietante che sembra leggerti dentro appena ti sfiora.

Philo partirà per salvare il nonno e assicurarsi per sé e la madre la sua fortuna, purtroppo la situazione le sfuggirà di mano e niente andrà come aveva previsto…

Commenti e critiche

Katie ci viene presentato come il romanzo in cui McDowell ha lasciato libero sfogo alla sua parte sadica.

Ci racconta che non ha mai scritto di crimini così efferati come quelli che troveremo in questo libro e, leggendolo, devo ammettere che è vero!

Il che non sarebbe un problema, anzi, da un libro horror è quello che vogliamo, tuttavia a me spesso queste violenze sono sembrate quasi gratuite.

In Blackwater e in Gli aghi d’oro la bellezza della storia stava nel fatto che McDowell ribaltava la situazione andando a sporcare i personaggi in teoria positivi: erano loro i veri cattivi.

Erano loro che mettevano in atto le azioni moralmente peggiori.

I personaggi diventavano reali, le loro motivazioni erano chiare e di conseguenza lo erano anche i loro comportamenti e arrivavi a empatizzare con loro o a odiarli.

Questa dinamica rendeva intrigante la trama, scardinava delle certezze e ti portava a proseguire per vedere fin dove si sarebbero spinti e ti facevano sperare di arrivare a un finale non dico lieto, ma almeno dolce amaro.

Kalos kai agathos

In Katie, invece, questa svolta non arriva mai.

I buoni ci vengono presentati come tali e così rimangono fino alla fine.

Viceversa i cattivi ci vengono presentati come tali e questa è la loro unica caratteristica, non hanno altro.

Rimangono piatti dall’inizio alla fine senza poter crescere.

La protagonista cambia il suo destino, ma non perché lavori per farlo: è perfetta già dalla prima riga.

Ciò che le impedisce di elevarsi è la sua condizione di vita e la madre che la tiene legata a un posto senza speranze.

La dea fortuna

Katie e Philo, che sono antagonista e protagonista, si ritrovano a scontrarsi sempre per caso.

Non si cercano attivamente, se non in un paio di punti. E, per tutto il libro, la trama si muove perché Philo ha fortuna e, viceversa, Katie no.

Le prime volte che succede non dà fastidio perché abbiamo tutta la tematica dei poteri di Katie, quindi il destino può essere considerato anche uno dei protagonisti, ma quando si ripete la stessa dinamica per l’ennesima volta…

Arrivata a metà del romanzo si capisce che non arriverà mai la svolta che si sta bramando.

In conclusione

Sono arrivata a leggere il finale di Katie solo perché conoscevo già Michael McDowell e ho continuato a sperare, ma se fossi partita proprio da questo libro per conoscere lo scrittore, non avrei letto nient’altro.

È un vero peccato perché il suo stile è molto valido: asciutto, estremamente scorrevole e, allo stesso tempo molto visivo.

Quindi, che dire?

Preferite Blackwater o Gli aghi d’oro e lasciate perdere questo titolo.

Potete leggere anche:
–Horrorstor di Grady Hendrix
–La psichiatra; Wulf Dorn
–Delitti e Il Lato Oscuro – Andreoli Vittorino

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Alle.


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Informazioni su Alle

Ciao, mi chiamo Allegra. Leggo da quando ho memoria, anche se, devo ammettere che inizialmente guardavo solo le figure. Alcuni anni fa ho creato Libri, Sogni e Realtà, un blog in cui parlare di libri, film e serie tv, principalmente che non mi sono piaciuti e in cui mostro le differenze di molte trasposizioni cinematografiche. Da pochi mesi ho aperto anche un canale Youtube in cui affronto argomenti simili.
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4 commenti

  1. Sono d’accordo con te. Katie non mi ha fatto impazzire, anzi mi è sembrato frettoloso. Ho apprezzato molto di più Blackwater, ma non credo che McDowell faccia per me. Sento sempre che manca qualcosa, alle sue storie.

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    • Dici? Cosa ti dà questa impressione?
      Con Katie capisco perché appunto sembra che la trama sia mandata avanti solo dal caso e non dalle decisioni dei protagonisti.

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      • Perché mi sembra sempre che mi manchi qualcosa. Ad esempio, Blackwater mi è piaciuta ma mi sarebbe piaciuto anche avere qualche risposta. E un mondo soprannaturale più presente.

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        • In effetti hai ragione, non vengono spiegati gli elementi soprannaturali, ma in realtà da nessuna parte lo sono davvero. È che nei suoi testi non sono i protagonisti, ma un elemento in più che usa come scusa per raccontare le persone.

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