Seni e uova di Mieko Kawakami

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Recensione: Seni e Uova di Mieko Kawakami

Titolo originaleNatsu monogatari
Pubblicazione: 2020
Casa editrice: edizioni e/o
Genere: narrativa giapponese
Pagine: 615
Dove trovarlo: Amazon, Feltrinelli, Mondadori, Ibs, Il Libraccio

Seni e uova nasce da un racconto breve del 2008 vincitore del premio Akutagawa.

Nel 2019, Mieko Kawakami rielabora il racconto che viene ampliato nel romanzo dal titolo originale di Natsu Monogatari (Racconti estivi).

Trama

Natsu è una donna giapponese sulla trentina, fin da giovane ha vissuto in una condizione di povertà ed è si è sempre data da fare a lavoro.

Non ha mai sentito la necessità di avere una relazione sentimentale, ma in lei nasce un nuovo desiderio con una forza quasi incontrollabile: incontrare il proprio bambino.

Spinta da questo bisogno, Natsu si addentra nel mondo della fecondazione assistita, in Giappone consentita solo alle coppie.

È davvero giusto voler crescere un figlio da soli?

È solo un desiderio egoista?

Queste e molte altre domande porteranno Natsu a prendere una decisione…

Commenti e critiche

È difficile dire se Seni e uova mi sia piaciuto o meno.

Prima di tutto, devo parlarvi della struttura: il romanzo è diviso in due parti, la prima ambientata nel 2008, la seconda tra il 2016 e il 2019.

Per tutta la prima parte il focus principale sono la sorella di Natsu, Makiko e sua figlia Midoriko.

Esattamente come Natsu, Makiko si è sempre dovuta arrangiare tra un lavoretto e l’altro, per questo motivo Midoriko è spesso costretta a rimanere a casa da sola alla sera e con l’adolescenza madre e figlia non hanno iniziato a non capirsi più.

Makiko si sente a disagio per il proprio seno e vuole rifarselo, Midoriko non capisce come sua madre possa preoccuparsi per cose del genere in aggiunta a tutti i cambiamenti che il suo corpo sta subendo e su cui lei non ha controllo.

Per quasi duecento pagine vediamo questa situazione, per poi passare alla seconda parte, dieci anni dopo, solo per scoprire che quell’introduzione si era risolta in un nulla di fatto.

La situazione tra madre e figlia era tornata rosea senza un vero sviluppo.

La domanda scatta subito: il libro ha più di seicento pagine, era davvero necessario usarne un terzo in questo modo?

Leggendo la trama io mi ero illusa che la storia di Natsu e della sua gravidanza da donna single, l’intervento di mastoplastica di Midoriko e i cambiamenti dell’adolescenza di Midoriko sarebbero stati affrontati in contemporanea, intrecciandosi l’un con l’altro.

Non è così.

Tutta la prima parte rimane completamente separata dalla seconda, rendendo di fatto la prima inutile e ancora più lungo un romanzo già molto lungo.

Potreste obbiettare che senza la prima parte non avremmo avuto il giusto contesto per capire il personaggio di Natsu, ma vi assicuro che non è necessariamente così.

Nella seconda parte ci viene ripetuto più volte com’è stata l’infanzia di Natsu e di Makiko e avrebbe potuto inserire lì anche le poche informazioni che ci vengono fornite nella prima parte.

Nella parte del 2008 trovano posto anche temi come la transessualità, riflessioni sull’identità molto interessanti, anche grazie alle parti in cui Midoriko parla dei propri cambiamenti e vediamo un rifiuto verso gli stessi.

Purtroppo, però, è stata messa troppa carne al fuoco nella prima parte che non ha trovato spazio.


La seconda parte, invece, si concentra sulla maternità e sulla fecondazione assistita.

Abbiamo uno spaccato di una società ancora molto patriarcale e radicalizzata su una visione etero e tradizionale della società.

Per questo motivo, per Natsu decidere di avere un figlio da sola non è facile.

Non solo è una decisione osteggiata moralmente, ma anche da un punto di vista pratico.

Ancora una volta, tematica estremamente interessante, attuale e che trova posto in molti paesi, ma ancora una volta vengono buttati lì molti argomenti che poi non verranno trattati così tanto.

Il finale, in particolare, non mi convince.

Non l’ho trovato sensato per i personaggi che abbiamo incontrato e proprio per come va a finire a me sembra che il personaggio di Natsu non evolva.

L’ho vista sempre uguale a sé stessa o quasi.

Il romanzo, inoltre, è molto introspettivo, ma mi è sembrato che più che altro fossero pensieri ridondanti e che portavano a poco.

In conclusione

Seni e uova dà spunti molto interessanti.

Ti mostra un Giappone diverso dall’immagine patinata e turistica che noi tutti abbiamo.

Ma si tratta pur sempre di un mattonazzo pieno di turbe psicologiche che portano a un nulla di fatto.

Non mi sento né di consigliarvelo senza dubbi, ma neanche di evitarlo a tutti i costi.

Non è una perdita di tempo assoluta, ma neanche la lettura più piacevole che io abbia mai fatto.

Se siete interessati alla cultura giapponese, lo potreste apprezzare.

Di solito non faccio distinzioni di genere, ma questo libro mi ha dato l’impressione di essere scritto per le donne.

Parla di donne e il pubblico di riferimento sono tolo, tuttavia, maschietti all’ascolto, potrebbe essere una lettura utile per esercitarsi a mettersi nei panni degli altri.

Se lo conoscete, ditemi cosa ne pensate!

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Alle.



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Informazioni su Alle

Ciao, mi chiamo Allegra. Leggo da quando ho memoria, anche se, devo ammettere che inizialmente guardavo solo le figure. Alcuni anni fa ho creato Libri, Sogni e Realtà, un blog in cui parlare di libri, film e serie tv, principalmente che non mi sono piaciuti e in cui mostro le differenze di molte trasposizioni cinematografiche. Da pochi mesi ho aperto anche un canale Youtube in cui affronto argomenti simili.
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