La storia perduta di Elisabetta Gnone

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Recensione: Fairy Oak – La storia perduta di Elisabetta Gnone

Pubblicazione: 2020
Genere: fantasy
Pagine: 
400 circa
Dove trovarlo:
Amazon, Feltrinelli, Mondadori, Ibs, Il Libraccio

Fairy Oak è una serie di romanzi per ragazzi scritta da Elisabetta Gnone.

I primi titoli della saga, Il segreto delle gemelle, L’incanto del buio e Il potere della luce, compongono la prima trilogia e sono stati pubblicati tra il 2005 e il 2007 e hanno raggiunto fama internazionale.

Nei quattro successivi escono Capitan Grisam e l’amore, Gli incantevoli giorni di Shirley, Flox sorride in autunno e Addio Fairy Oak.

Addio che si è rivelato solo un arrivederci quando, nel 2020, per festeggiare i quindici anni dalla prima uscita, Elisabetta Gnone scrive La storia perduta.

Trama

Torniamo nel villaggio delle gemelle Vaniglia e Pervinca Periwinkle.

Questa volta, però, non sarà Felì a farci da narratrice, bensì proprio Pervinca e Vaniglia ormai nonne che si guardano indietro e ripensano alla loro infanzia.

In particolare, torniamo in quello che verrà ricordato come l’anno della balena.

I giovani abitanti di Fairy Oak sono alle prese con un noioso insegnante di storia, ma vengono salvati dalla sua assenza dalla scuola e dalla sua sostituzione.

La nuova maestra, per movimentare un po’ le cose, assegna a tutti il compito di disegnare i propri alberi genealogici per scoprire chi ha fondato davvero la città: i magici della luce? Del buio? O i non magici?

Mentre scavano nel passato, i ragazzi fanno una scoperta strabiliante.

Una leggenda narra che a Fairy Oak era arrivata una balena e che sarebbe tornata ogni duecento anni.

Quanto tempo è passato dalla sua comparsa?

Riusciranno a vederla anche loro?

Commenti e critiche

La storia perduta, così come Il destino di una fata, aveva l’obiettivo di riportare all’infanzia le persone che avevano conosciuto Fairy Oak quindici anni fa, oltre che prendere una nuova fetta di pubblico.

Devo dire che ha funzionato molto bene.

Ho riletto l’intera saga, ho riso, mi sono preoccupata e emozionata a rincontrare le gemelle, a vedere i disegni e a esplorare un altro po’ di questo mondo.

La storia è raccontata in modo semplice, i personaggi sono inquadrati e girano attorno a una singola caratteristica e si dividono in buoni e cattivi senza troppe sfumature.

Questa piattezza dei personaggi, però, rimane nascosta e non fa perdere di qualità alla trama.

Non crea alcun problema per il pubblico a cui è dedicato.

Tuttavia, io non sono molto d’accordo con questo modo di fare, soprattutto se si va a riprendere una storia di quindici anni fa.

Questo libro poteva essere un modo per svecchiare questo mondo, per donare più profondità ai personaggi, mantenendo la semplicità che caratterizza l’esposizione.

Invece, rimangono sempre uguali a sé stessi, nonostante li vediamo in varie età.

Se la storia di quindici anni fa non aveva nessun problema, riportare lo stesso identico stile di scrittura adesso, può non essere stato un colpo di genio.

Credo, che i ragazzi e le ragazze tra gli otto e i dieci anni di adesso, siano già circondati da molti più stimoli rispetto a quanto potessero essere quelli della mia generazione, quindi sarebbe anche giusto che le storie a loro rivolte si complicassero.

Non dico nel lessico o nell’intreccio della trama che possono essere lineari, ma piuttosto come tipologia di personaggi.

Ormai la sensibilità di oggi prevede un mondo vario: ci sono molti più modi di vedere le relazioni, rispetto a quindi anni fa, molti più modi di vedere il lavoro, il tempo libero, la cultura

È diventato tutto più complicato, quindi è giusto fornire una palestra alla complessità fin dalla più tenera età, per creare degli adulti più consapevoli e più giusti.

Elisabetta Gnone non ha colto questa possibilità, ma ha riportato il suo mondo esattamente com’era all’inizio degli anni 2000.

I personaggi cattivi e antipatici rimangono cattivi e antipatici, per generazioni e generazioni, addirittura.

Le relazioni amorose sono solo e soltanto tra maschi e femmine.

I ragazzi si sposano e mettono su famiglia, senza altra possibilità.

Con questo non voglio dire che il testo sia pieno di stereotipi e basta: Pervinca è sempre stata l’anti-modello della femminilità, per esempio.

Tuttavia, se poteva essere innovativo nel 2005, oggi è il minimo indispensabile.

In conclusione

Sebbene mi sia goduta questa lettura, l’ho trovata un’occasione sprecata per dare nuova vita a personaggi che ci hanno accompagnati fin dall’infanzia.

Un modo per dare più respiro a questo mondo e ad approfondire di più una storia che già avevamo conosciuto.

Di occasioni ce ne sarebbero state, ahimè, non sono state colte.

Per questa recensione è tutto, noi ci vediamo al prossimo articolo o, se volete, potete seguirmi su Youtube o su Instagram.

Potete leggere anche:
Come le cicale di Fiore Manni
Odio gli uomini di Pauline Harmange
Recensione: La gabbia dorata – Camilla Läckberg

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Alle.


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Addio Fairy Oak: Amazon, Feltrinelli, Mondadori, Ibs, Il Libraccio

Un anno al villaggio – Il diario di Vaniglia e Pervinca: Amazon, Feltrinelli, Mondadori, Ibs, Il Libraccio

La storia perduta: Amazon, Feltrinelli, Mondadori, Ibs, Il Libraccio
Il destino di una fata: Amazon, Feltrinelli, Mondadori, Ibs, Il Libraccio


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Informazioni su Alle

Ciao, mi chiamo Allegra. Leggo da quando ho memoria, anche se, devo ammettere che inizialmente guardavo solo le figure. Alcuni anni fa ho creato Libri, Sogni e Realtà, un blog in cui parlare di libri, film e serie tv, principalmente che non mi sono piaciuti e in cui mostro le differenze di molte trasposizioni cinematografiche. Da pochi mesi ho aperto anche un canale Youtube in cui affronto argomenti simili.
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