L’appartamento dell’ultimo piano – Cristina Brondoni

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Recensione: L’appartamento dell’ultimo piano di Cristina Brondoni

Casa Editrice: Clown Bianco
Anno di Pubblicazione: 10 dicembre 2020
Genere: thriller
Pagine: 446
Dove trovarlo: AmazonFeltrinelliMondadoriIbsIl Libraccio, Kobo

Torniamo a parlare di Cristina Brondoni, giornalista, criminologa e autrice di saggi e manuali tra cui Dietro la scena del crimine. Morti ammazzati per fiction e per davveroIl soccorritore sulla scena del crimine.

Nel 2019 ha pubblicato con la casa editrice Clown Bianco, il suo primo romanzo, Voglio vederti soffrire, che introduce il personaggio dell’ispettore Enea Cristofori che approfondiamo in L’appartamento dell’ultimo piano.

Trama

Milano. Il cadavere mutilato di una donna viene ritrovato sotto un ponte. Pochi giorni dopo, i resti di un’altra donna vengono scoperti in una discarica abusiva ai margini della città. Sono due omicidi.

Mentre si scatena il carosello di esperti e opinionisti che si sfidano in tv con ipotesi fantasiose, nessuno ha dubbi: in città si aggira un pericoloso serial killer.

La squadra formata dall’ispettore Enea Cristofori e dai colleghi Sara Sisti e Gabrio Corso conduce un’indagine serrata.

Quando scompare un’altra donna e l’unico testimone, un ragazzino, non si trova più, inizia una febbrile corsa contro il tempo.

Commenti e critiche

Direi che questa recensione la farò prendendo come esempio un altro romanzo della stessa casa editrice: La casa dei bambini perduti di Nicola Arcangeli.

In quella recensione mi ero lamentata del fatto che il protagonista, Simon Groff, fosse dipinto come l’eroe della situazione, quando le sue azioni erano amorali e becere. Il tutto giustificato da un trauma che aveva subito qualche anno prima.

Enea Cristofori è nella stessa situazione: l’anno precedente, nel primo romanzo, era stato rapito e torturato e ancora non ha superato l’accaduto.

Per questo motivo ha frequenti attacchi di rabbia che lo portano a litigare con i giornalisti, fino a percuoterne uno, e ad alzare le mani anche coi colleghi.

In alcuni casi la violenza risulta comprensibile e noi possiamo arrivare a dare anche ragione a Enea, ma il personaggio non viene mai giustificato dall’autore e dagli altri personaggi.

Questo non porta il lettore a farsi un’opinione negativa di Enea, anzi accade l’effetto opposto. Proprio perché le sue azioni hanno delle conseguenze e proprio perché il suo comportamento non è messo in atto in malafede, il lettore può empatizzare con lui.

Continuando a usare come esempio il romanzo di Arcangeli, anche L’appartamento dell’ultimo piano è suddiviso in capitoli che hanno protagonisti differenti.

Mentre in La casa dei bambini perduti questo serviva solo a creare confusione, Cristina Brondoni riesce a usare questa struttura narrativa per aumentare i momenti di suspence e la curiosità verso il crimine, ma soprattutto verso il serial killer.

Un po’ come accade in Criminal Minds: ci viene mostrato qualcosa della sua vita e i crimini commessi per entrare meglio nella psicologia del personaggio, nelle sue problematiche e evitare di vederlo come un mostro disumano.

Inoltre, avere delle informazioni sul colpevole e vederlo in azione per tutto il libro rende la trama più dinamica rispetto a quanto non sarebbe se assistessimo solo alla cattura.

Tuttavia, la Brondoni narra i capitoli del colpevole senza scendere tanto nel dettaglio permettendo di mantenere il mistero fino alla fine del caso.

Come mai i capitoli di Arcangeli erano confusionari, mentre quelli della Brondoni aiutano a creare maggior coinvolgimento?

Entrambi i romanzi sono narrati in terza persona, ma ci sono delle differenze fondamentali.

Innanzitutto, Arcangeli ha usato troppi personaggi: chiunque poteva essere il protagonista di un capitolo e spesso i passaggi dall’uno all’altro non erano chiari.

In L’appartamento all’ultimo piano, invece, i personaggi che seguiamo sono tre.

La terza persona viene mantenuta, ma per ognuno dei personaggi è stata usata una narrazione diversa che permette di capire al volo a chi appartenga quel capitolo.

Troviamolo almeno un difetto, altrimenti non posso essere contenta.

I personaggi secondari a tratti mi sono sembrati un po’ piatti e poco delineati. In alcuni punti mi hanno dato l’impressione di esistere solo come spalla di Enea, piuttosto che reali persone che hanno relazioni con lui.

Mancava un po’ di profondità: ci viene detto che c’è, ma io non sono riuscita a percepirla.

In conclusione

La storia è ben strutturata e avvincente. Dopo Voglio vederti soffrire avevo delle aspettative piuttosto alte e non sono state deluse.

C’è da ammettere che il primo romanzo mi abbia colpito molto di più, ma va considerato il fattore novità che qui, ovviamente, non può esserci.

Per questa recensione è tutto, ditemi cosa ne pensate qui sotto, oppure nella mia pagina Facebook o su Instagram.

Potete leggere anche:
Voglio vederti soffrire – Cristina Brondoni
La casa dei bambini perduti – Nicola Arcangeli
La serie di Alice Basso

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Alle.


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Informazioni su Alle

Ciao, mi chiamo Allegra. Leggo da quando ho memoria, anche se, devo ammettere che inizialmente guardavo solo le figure. Alcuni anni fa ho creato Libri, Sogni e Realtà, un blog in cui parlare di libri, film e serie tv, principalmente che non mi sono piaciuti e in cui mostro le differenze di molte trasposizioni cinematografiche. Da pochi mesi ho aperto anche un canale Youtube in cui affronto argomenti simili.
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