La casa dei bambini perduti di Nicola Arcangeli

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Recensione: La casa dei bambini perduti di Nicola Arcangeli

Casa Editrice: Clown Bianco Edizioni
Pubblicazione: settembre 2020
Genere: giallo, thriller
Pagine: 400
Dove trovarloAmazonFeltrinelliMondadoriIbsIl LibraccioKobo

La casa dei bambini perduti è l’ultimo libro di Nicola Arcangeli, conosciuto anche per Rimini Graffiti, sempre con la casa editrice Clown Bianco, Solo il  vento lo ascoltavaDove oggi è già domaniLo specchio delle sue brame, con Giraldi Editore.

Trama

Il giornalista Giani ha raccolto informazioni che potrebbero far perdere la campagna elettorale al candidato più promettente Massimo Biraghi.

Poco tempo prima delle elezioni, il figlio del giornalista, Mirko Giani, scompare misteriosamente.

Tutto porta a pensare che il colpevole possa essere proprio l’ex questore Biraghi per insabbiare le prove a suo carico.

Alcuni giorni dopo, però, altri bambini vengono rapiti infittendo ancora di più il mistero.

Il caso viene affidato a Simon Groff, poliziotto dagli alti ideali che, però, dopo la morte della moglie si è lasciato andare alla depressione e all’alcolismo.

Tra indizi contrastanti e corruzione, Simon dovrà riuscire a trovare il bandolo della matassa, scovare il rapitore e cercare di salvare i bambini.

Commenti e critica

Togliamoci subito il dente: questo libro non mi è piaciuto per niente.

Partiamo, però, da ciò che mi è piaciuto, così dopo andiamo alla parte più interessante.

Non si tratta di un normale poliziesco in cui ci concentriamo sull’indagine e basta, ma aggiunge un elemento di magia o paranormale.

Fattore che doveva portare la trama ad allontanarsi da un giallo classico fornendogli una nota di originalità grazie alla commistione di più generi.

Punto di partenza interessante, peccato che viene lasciato a sé e non viene né sviluppato, né spiegato e non si capisce a che cosa sia servito. Lo vedremo in seguito a cosa è servito davvero.

E purtroppo devo ammettere che è tutto quello che ho trovato di positivo.

Il primo elemento negativo che mi è saltato per agli occhi è la confusione: il narratore passa da un personaggio all’altro in continuazione e senza uno stacco chiaro.

Si tratta di un romanzo corale, il compito di raccontare la storia passa, appunto, da un personaggio all’altro per nasconderci gli elementi che ci avrebbero fatto capire subito il crimine, ma allo stesso tempo mostrandoci da più punti di vista l’indagine.

Il problema è che non ha scelto dei personaggi fissi che si alternano per tutto il libro: il narratore può assumere il punto di vista di ognuno di loro, anche se si tratta di una comparsa arrivata alla fine.

In aggiunta, spesso cambia i nomi con cui si rivolge ai personaggi. Una volta sarà il nome, una il cognome, o il soprannome o il titolo.

I risultati?

Creare una confusione senza pari e rendere impossibile affezionarsi a qualcuno.

In particolar modo questo avviene per quanto riguarda Laura.

Ogni volta che vediamo Laura, il suo pezzo finisce facendo sembrare che il rapitore l’abbia presa, ma poi scopriamo che non è così. Questo accade talmente tante volte che quando succede davvero, ormai non ti interessa più e, anzi, si è quasi contenti.

Questo continuo passaggio, inoltre, non è stato ben gestito perché verso la fine non fa altro che spezzare la tensione che si era creata.


Vediamo un attimo il personaggio principale della storia: Simon Groff.

Un uomo di mezza età distrutto dal lutto per la perdita di sua moglie. Un uomo che aveva votato tutta la sua vita alla carriera e alla famiglia. Un tempo uomo tutto d’un pezzo, ligio alle regole e al dovere che si ritrova ad avere una dipendenza dall’alcool e a non poter più scendere in campo.

Questa è la narrazione che ci viene fatta di lui, ma non è quello che ci viene mostrato: ciò che vediamo è un uomo che alla prima occasione ignora le regole e la legge, ricorre ai ricatti, alla violenza verbale e fisica senza neanche preoccuparsene dopo.

C’è una scena in cui Simon e un altro vanno in ospedale a trovare un loro amico che aveva avuto un infarto. Entrano senza chiedere niente a nessuno perché lui è un poliziotto, quindi fa quello che gli pare.

Ancora più grave, impediscono all’infermiere di andare dal paziente a fare il proprio lavoro, Simon lo tiene fermo, mentre l’altro estuba il paziente perché tanto prima faceva l’infermiere.

Ma stiamo scherzando?

È gravissimo e non c’è un minimo di dubbio sul fatto che Simon non sia l’eroe che ci vogliono far credere.

Non è l’unica scena in cui ci viene mostrato un abuso di potere. Inoltre, appunto sentiamo parlare di lui come un bravo poliziotto, poi tutte le sue missioni falliscono miseramente perché lui commette qualche errore stupido e ingenuo.

Massimo Biraghi è davvero una pessima persona, ma almeno i suoi comportamenti sono coerenti con il racconto del suo personaggio.


Infine, veniamo all’elefante nella stanza, il problema più grave di questo libro: l’elemento paranormale.

Compare un personaggio che dice di avere delle visioni sul caso e successivamente ne compare un altro che sostiene di conoscere un uomo che in questo universo è morto anni prima che è anche quello che sta mandando loro le visioni.

Bene, questa è la premessa, ma è anche tutto ciò che sappiamo.

Arriviamo alla fine del libro che questa sotto trama non viene minimamente spiegata e la sua unica funzione è stata quella di portare alla risoluzione del caso.

A scapito dell’indagine e delle prove che avevano raccolto.

Inoltre, il personaggio con le visioni è stato utile per una marchettata perché si scopre essere il personaggio del libro precedente dell’autore.

Marchettata con tanto di citazione, asterisco e nota a pié di pagina con scritto di andare a leggere il romanzo precedente per saperne di più.

Ma che cos’è un fotoromanzo a puntate?

In conclusione

Non mi capita mai di saltare delle pagine o di svogliarle velocemente, ma in questo caso ho affrontato così gli ultimi capitoli perché ero arrivata alla frutta.

Un vero peccato perché ho trovato degli autori molto validi in questa casa editrice e il titolo e la copertina mi avevano attirata molto, proprio per l’aura di mistero che sembrava andare un po’ al di là del giallo.

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Alle.


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Informazioni su Alle

Ciao, mi chiamo Allegra. Leggo da quando ho memoria, anche se, devo ammettere che inizialmente guardavo solo le figure. Alcuni anni fa ho creato Libri, Sogni e Realtà, un blog in cui parlare di libri, film e serie tv, principalmente che non mi sono piaciuti e in cui mostro le differenze di molte trasposizioni cinematografiche. Da pochi mesi ho aperto anche un canale Youtube in cui affronto argomenti simili.
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