Parliamone: Memorie di una Geisha

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Parliamone:
Memorie di una Geisha

Oggi parliamo di Memorie di una geisha, il romanzo di Arthur Golden, pubblicato nel 1997.

Si tratta della trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo di Arthur Golden, uscito nelle sale nel 2005.

Il film, diretto da Rob Marshall e prodotto da Steven Spielberg, nel 2006 ha vinto tre Academy Award.

Memorie di una geisha ha anche vinto, nel 2006, tre oscar per la fotografia, i costumi e la scenografia.



Il film ha attirato su di sé alcune critiche, principalmente dovute al fatto che per interpretare personaggi giapponesi, hanno ingaggiato anche attrici cinesi e malesi, rischiando anche di non arrivare proprio in Cina.

Prima della versione cinematografica, anche il libro ha attirato su di sé l’attenzione per questioni negative.

Ma partiamo per gradi e andiamo a vedere di che cosa tratta Memorie di una geisha.

Trama

Chiyo e sua sorella Satsu, dopo che una grave malattia ha colpito la madre, vengono vendute dal padre al signor Tanaka, un intermediario che le porterà a Kyoto.

Chiyo viene lasciata in un okiya dove un’altra bambina, Zucca, le racconta che se si comporterà bene, verrà mandata a scuola per diventare una geisha. Lei, però, vuole trovare sua sorella che Tanaka ha portato da un’altra parte.

Hatsumomo, la geisha che già abita nell’okiya, le rende la vita impossibile e la costringe anche a giurarle obbedienza, in cambio le dirà dove si trova Satsu.

Chiyo viene messa nei guai a causa di Hatsumomo, ma alla fine riesce a trovare sua sorella. Satsu vuole scappare il giorno successivo, ma quella sera, tornata all’okiya, Chiyo scopre Hatsumomo con un uomo.

Hatsumomo per vendetta, denuncia Chiyo alla Madre, sostenendo che avesse rubato dei soldi per scappare. La Madre, però, capisce anche che cosa stava facendo Hatsumomo e fa chiudere l’ingresso dell’okiya.

Chiyo per raggiungere sua sorella, prova a passare per i tetti, ma purtroppo cade. A causa del suo tentativo di fuga, la Madre ha deciso di non spendere più soldi per la sua istruzione e comunica a Chiyo che ripagherà i suoi debiti lavorando come domestica, per tutta la vita.

Parliamone

Dopo anni in cui ho rimandato la visione di questo film e la lettura del romanzo, finalmente sono qui a parlarvene.

Il film mi è piaciuto davvero tanto. Fin dalle primissime scene sono stata catturata dall’ambientazione nipponica e dalla promessa di entrare in un mondo segreto e sconosciuto qual è quello delle geishe.

Per uno spettatore occidentale, tutto quello che si trova davanti può sembrare straordinario, io personalmente sono rimasta incantata dalla musica, dai kimono e dagli ambienti in generale.

Quando la storia ha iniziato a entrare nel vivo, però, sono rimasta perplessa. C’era qualcosa che non andava.

Non mi ci è voluto molto a capire che sul secondo punto, ovvero raccontarti la verità sulla vita di una geisha, la pellicola non riesce bene e il romanzo fa ancora peggio.

Ho sempre avuto dubbi su che cosa fossero delle geishe e temo che le mie incertezze siano piuttosto condivise. Mi dispiace constatare che una delle opere più famose che ha come protagoniste queste figure professionali, non fa altro che alimentare le false credenze su di loro.

Nella visione comune, occidentale, le geishe sono viste come delle prostitute. Prostitute per uomini facoltosi, ma comunque prostitute. Persone pagate per fare sesso.

Credevo questo anche io.

Una volta concluso il film, infatti, io per prima ho pensato: “Ah, ma allora avevo capito bene”.

gei-sha-persona-artePeccato che Memorie di una geisha non ci racconta veramente la vita di una geisha, ma ciò che un autore americano si è inventato avendo come traccia le storie di una vera geisha e distorte in modo da corrispondere alle aspettative occidentali.

Le geishe, invece, sono artiste, intrattenitrici. La parola geisha, infatti è formata da gei, che vuol dire arte, e sha, persona.

Studiano canto, danza e musica. Sono donne colte e capaci di intavolare interessanti conversazioni per allietare i propri ospiti.


Ho accennato nell’introduzione che sia il film che il romanzo hanno attirato su di loro anche alcune critiche. Mi voglio soffermare su quelle che hanno a che fare con la trama e che quindi riguardano il romanzo di Arthur Golden. Ho trovato che questi punti critici siano stati smorzati nel film, rispetto al libro.

La storia di Sayuri è stata inventata dallo scrittore, ma per creare questo racconto Golden ha intervistato Mineko Iwasaki, la geisha più famosa del Giappone ai suoi tempi, intorno agli anni ’60 del Novecento.

Tralasciando il fatto che la geisha avesse chiesto che il suo nome non venisse reso pubblico e Golden l’ha ringraziata pubblicamente nei ringraziamenti, Mineko Iwasaki considerò il libro come un ritratto inesatto e offensivo della figura di geisha.

In Memorie di una geisha, infatti, vengono mostrate come artiste che devono studiare anni, ma allo stesso tempo ci viene mostrato anche che parte del lavoro è proprio quello di concedersi.

Proprio per questo motivo, nel film, ma nel libro ancora di più, ci sono alcuni punti in cui la storia si contraddice da sola.

Appena Chiyo viene presa nell’okiya, la Madre le spiega che:

Noi non vendiamo carne qui. Questa, è una casa di geishe.

Quando successivamente Mameha diventa sua sorella maggiore, Chiyo le chiede quando una geisha può scegliere il suo danna. 

Lei le risponde che, in molti casi è l’uomo a scegliere la geisha di cui vuole diventare danna e che deve concentrarsi sugli studi della musica, della danza e di imparare a conversare:

Sono il modo più sicuro per attirare un danna. In piedi, non sdraiata.

Solo per poi spiegarle che l’anguilla dell’uomo vuole trovare una bella caverna e che le geishe vendono il loro mizuage, che nel libro e nel film vuol dire la loro verginità.

In pratica Arthur Golden ha ascoltato i racconti di Mineko Iwasaki e poi li ha stravolti e adattati alla visione occidentale che si ha delle geishe: ovvero quella di prostituta d’alto borgo.

Non è così.


Visto che voglio che questo articolo sia utile a qualcosa vediamo in breve chi è veramente la geisha e che cosa sono un danna e il mizuage.

memorie-geisha-dannaIl danna era solitamente un uomo molto facoltoso e ricco, a volte sposato. Si trattava di un uomo che poteva permettersi di sostenere le ingenti spese che la geisha doveva affrontare per poter fare il proprio lavoro. Per apparire al meglio, infatti, le geishe avevano bisogno di un numero considerevole di kimono, visto che non stava bene indossare lo stesso capo con lo stesso cliente. Dovevano pagare i trucchi, i gioielli, le sedute per acconciare i capelli, le lezioni e così via.

Ma, diventare il danna di una geisha, non voleva dire pagarla per avere prestazioni sessuali in cambio.

Poteva capitare che la geisha e il suo danna effettivamente si innamorassero e che avessero anche rapporti, ma era più l’eccezione più che la regola. E, anche in questo caso, l’uomo non pagava per il rapporto.

Inoltre, i danna continuavano a pagare la geisha quando questa veniva chiamata a partecipare a qualche evento.

Nel film che cosa sia un danna è solo abbozzato, mentre nel romanzo è chiaro come il sole che l’uomo che diventava il danna della geisha lo facesse per andarci a letto.

capigliatura-geishaCon la parola mizuage in effetti si intende la compravendita della verginità, ma di un oiran, ovvero una cortigiana o prostituta d’alto borgo.

Per una geisha con mizuage si intende la cerimonia che segna il passaggio da maiko (apprendista) a geisha vera e propria, grado che manterrà fino al suo ritiro dalla professione. La cerimonia prevedeva che la sorella maggiore tagliasse il nodo superiore dei capelli della maiko a simboleggiare il suo ingresso nell’età adulta.

Nel romanzo viene tutto mescolato. Quindi, come dire? Errorini da poco?

Nel film ho detto che questi elementi sono stati smorzati. La faccenda del mizuage è stata mantenuta, essendo una parte centrale della trama stessa.

Al contrario, il ruolo del danna nella versione cinematografica, è stato reso molto più velato.

C’è anche un altro elemento che rientra sempre in questo ambito che nel romanzo trovo grave, mentre nel film è stato reso meno problematico. Scenderò maggiormente nei dettagli quando tratteremo le differenze e vedremo la trama pezzo per pezzo.


Sinceramente non vedo per quale motivo Arthur Golden abbia rigirato i racconti di Mineko Iwasaki.

La storia raccontata da una geisha non era abbastanza interessante?

Non è una buona scusa. Non doveva scrivere per forza la sua storia. Ciò che ha inventato per Sayuri va bene. La sua infatuazione per il Direttore Generale/Presidente poteva rimanere un ottimo motore per l’azione, anche senza stravolgere la figura di danna o delle geishe stesse.

Soprattutto quando ci sono in ballo degli stereotipi o credenze già diffuse e tu stai andando a legittimarle.

Non è che si deve essere tutti delle brave persone, ma alterare la realtà a proprio piacimento, coinvolgendo anche altre persone, non è il massimo.

Dopo questa frase da Miss Mondo, direi che questo articolo può essere anche concluso qui. Mandatemi pure la fascia e i fiori a casa.

Qui sotto troverete i miei link di affiliazione sia al romanzo di Golden e alla relativa trasposizione, sia al libro di Mineko Iwasaki.

Ditemi cosa ne pensate, se avete visto anche voi il film o letto il romanzo e se avevate già queste informazioni, oppure no.

Potete leggere anche:
-Dal libro al film: Memorie di una Geisha (prossimamente)

Io vi saluto e spero di vederci presto nel prossimo articolo. Condividete l’articolo se lo trovate interessante, e per non perdervi altri contenuti seguitemi su YoutubeFacebookInstagram o sugli altri sociale che trovate sulla destra (o in alto).

Alle.


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Informazioni su Alle

Ciao, mi chiamo Allegra. Leggo da quando ho memoria, anche se, devo ammettere che inizialmente guardavo solo le figure. Alcuni anni fa ho creato Libri, Sogni e Realtà, un blog in cui parlare di libri, film e serie tv, principalmente che non mi sono piaciuti e in cui mostro le differenze di molte trasposizioni cinematografiche. Da pochi mesi ho aperto anche un canale Youtube in cui affronto argomenti simili.
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