Come un’isola; MoniKa M.

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Recensione: Come un’isola di Monika M.

Casa Editrice: Lettere Animate
Anno di Pubblicazione: 2016/ maggio 2018
Genere: narrativa
Numero di pagine:  171/196
Dove trovarlo: Amazon

Trama

Lucrezia, affermata scrittrice di romanzi storici, si convince, in seguito a studi svolti sulle torture messe in atto dalla Santa Inquisizione, di serbare in sé ricordi di una vita precedente.

Bizzarre asserzioni che pronunciava da bambina la esortano a credere di esser stata, in un lontano passato, accusata di stregoneria.

Per scoprire la verità e riportare a galla quei ricordi dimenticate decide così di assoldare un moderno carnefice: Victor. Quel che non sa però è che lui ha in mente altro per lei.



Commenti e critiche

Direi che questa volta il titolo di questo paragrafo si potrebbe a limitare a “critiche”, ma andiamo con ordine.

Prima di tutto vorrei liquidare in fretta la divisione dei capitoli. Lucrezia è andata da Victor per sottoporsi ad una pseudoterapia per ricordarsi avvenimenti della sua vita precedente nella quale secondo lei era una strega.

Tralascio il fatto che questo elemento ad un certo punto viene completamente trascurato, evidentemente serviva solamente una scusa del cavolo per far iniziare questa… cosa. Dicevo, i capitoli sono divisi in sessioni, che in teoria dovevano essere le fasi che componevano la “terapia”, peccato, però, che questa divisione sia effimera, non corrisponde a quello che accade realmente.

Come ho detto questa “terapia” viene completamente dimenticata, non ha senso, quindi, che il libro sia diviso in sessioni. Visto che il capitolo non corrisponde affatto a una seduta e ci ritroviamo tre sedute in croce, contro i quindici capitoli.

Partiamo dalle basi: l’italiano.

Nella prima versione c’erano tantissimi errori di italiano tra punteggiatura, verbi e altro, stavo impazzendo e mancava poco che rubassi il lavoro a Hulk.

Hanno pubblicato una seconda versione, vediamo che cosa è cambiato.

Innanzitutto, sono stati aggiunti due spin-off sui due unici personaggi di questa storia: Victor e Lucrezia. A dirla tutta non li ho ancora letti (e non succederà mai) perché la trama mi ha talmente appassionata che non vedevo l’ora. È ironia, ovviamente, solo ironia.

Nella prima versione c’era un problema di divisione dei paragrafi e di virgole davvero grave. In particolare queste ultime c’erano dove non dovevano esserci e non c’erano dove servivano. In pratica ci si ritrovava con paragrafi lunghissimi formati da frasi con tante subordinate tutte attaccate.

La lettura era, ed è rimasta, davvero difficoltosa e ostica: si tratta di un problema di scrittura, che persiste, ma soprattutto si tratta anche di un problema di editing e correzione di bozza da parte della casa editrice.

Nella seconda edizione questi elementi sono stati migliorati in molti casi, in altri ci sarebbe ancora da lavorare, e anche molto, secondo me.

Le parole e i verbi che finiscono con “re”, vengono troncati, nella maggior parte dei casi. In continuazione ci troviamo con: “star in apnea”, “portar a conoscenza”, “portar il figlio”, “goder di tale crudeltà”, “con il cuor gonfio”. E sono solo alle prime pagine. Magari leggendoli qui non fa né caldo, né freddo, ma in mezzo alla narrazione vi assicuro che non è sopportabile, spezza il ritmo in una lettura già complicata per altri motivi. Considerando anche che spesso se ne trovano due o tre di fila nel giro di un paragrafo.

A causa di problemi di virgole, spesso non si capisce a chi siano riferiti gli aggettivi, il che rende tutto molto ridicolo e anche divertente, a volte, come:

– Questa volta la tariffa sarà raddoppiata – disse di spalle mentre si preparava un infuso, indifferente, come se lei neanche fosse lì.

È ovvio che è Victor ad essere indifferente, ma scritto in quel modo, sembra che quello a cui non freghi niente sia l’infuso.

Ho trovato errori di battitura che non ci dovrebbero essere o per lo meno non dovrebbero essercene tanti, visto il teorico lavoro di correzione che la casa editrice promette.

Errori di consecutio temporum, o semplicemente i verbi non corrispondono mentre scriveva si è dimenticata che stava usando il passato e non il presente o le è sfuggito un accento. Tutti errori che , comunque, sarebbero dovuti essere visti e corretti in fase di editing prima della stampa. Li ho visti io, a un correttore di bozze sfugge?

Senza andare a vedere tutto nel dettaglio: molte ripetizioni, errori, come cinque o due puntini di sospensione, spazi dove non andrebbero, sono stati corretti, ma altri no.

Nella nuova versione ci sono degli spazi prima del punto esclamativo o prima dell’apostrofo, per esempio, Facebook costantemente scritto con l’iniziale minuscola, quando è un nome proprio, doppie negazioni inutili che non fanno altro che appesantire la frase…

Nel testo troviamo anche un abuso del pronome “ella”. Oggi non si usa nel linguaggio quotidiano e la narrazione è molto semplice, quindi stride, non sta bene, perché inserirlo a forza? Perché mantenerlo dopo l’editing?

Persistono degli errori come questo:

Infondo non aveva nulla da dirgli, anche se moriva dalla voglia di risentirlo.

In fondo e infondo sono due cose diverse. La seconda parola è il verbo infondere, invece in fondo è una locuzione avverbiale. Sono due parole diverse e usare infondo nella frase sopra riportata è sbagliato. Non è un crimine commettere sbagli mentre si scrive, però non se il correttore di bozze non si accorge di tutti questi errori, viene da chiedersi se questa figura esista.

Questi sono solo pochi esempi, ma il libro ne è pieno, tra accenti usati solo a volte (es. né e ne), spazi dove non dovrebbero esserci e errori di battitura (nel sfiorare) o di grammatica. Nella seconda versione ce ne sono meno, ma continuano a esserci. Questo dimostra, innanzitutto, un problema proprio nella scrittura di Monika M., che deve migliorare, secondo un problema di Lettere Animate, sia nella revisione dei testi, ma anche nella scelta di pubblicazione.

Di questo ne parliamo poi, perché, nonostante i brividi dovuti agli errori, la trama è l’elemento peggiore di questo libro.

I personaggi

Inizio dal dire che non si capisce bene quanti anni abbiano. Ad un certo punto lo dice, lei è sui trenta, lui sui quarantacinque, il punto è che se prendo due personaggi sedicenni di un qualsiasi young adult è uguale.

Questo è il più grande problema che ho riscontrato, non mi sembrano realistici, non sembrano persone adulte, ma sembra di avere a che fare con due adolescenti scemi.

In tutto il libro, loro due sono gli unici personaggi. Ce ne sono altri, ma o vengono lasciati a loro stessi in meno di tre pagine, perché tanto sono inutili, oppure sono donne a cui viene dato della cagna perché secondo Lucrezia è così perché vivono, in sostanza.

Ad un certo punto della storia lei se ne va da Victor (perché lui l’ha cacciata, tra l’altro, non perché lui la trattasse malissimo), incontra un ragazzo, il nome è ininfluente. Questo ragazzo le chiede un appuntamento, lei accetta, poi basta. Victor ricompare e lei si dimentica completamente dell’altro tizio.

Ad un certo punto spunta anche un cane, che serve giusto per fare una scenetta del cavolo in cui Victor le mette il sushi nella ciotola del cane.

Il sadomaso non vuol dire mancare di rispetto all’altra persona e farle del male… ne parliamo dopo.

Anche Victor e Lucrezia, in realtà, non sono approfonditi per niente, si va avanti di luoghi comuni e stereotipi. Lucrezia, in teoria, ha subito vari traumi che vengono tirati in ballo, ma che non servono a niente per la trama. Victor è rappresentato come un sadico a cui piace picchiare e umiliare le donne perché è così e basta.

La trama

È palese, fin dall’inizio, che serviva solo una scusa per far stare ‘sti due insieme nella stessa casa.

Victor e Lucrezia, a quanto pare, si sentono telefonicamente da un anno ed è stata Lucrezia a proporre il loro accordo. Parlano, quindi, da tanto tempo, ma sembra che Lucrezia non sappia praticamente niente di Victor. In tutto il romanzo non verremo mai a sapere come si sono conosciuti e perché. Non sappiamo come mai abbia chiesto proprio a lui, che cosa sapesse di lui e che cosa sapesse del suo lavoro.

Lucrezia pensa che nella sua vita precedente sia stata una strega uccisa dall’Inquisizione, quindi chiede a Victor di ricreare le torture a cui venivano sottoposte le presunte streghe, per poter ricordare quello che le era successo.

In teoria, quindi, loro vivevano nella stessa casa per x giorni e nelle sedute ricreavano le torture, il resto del tempo, però, dovevano vivere come persone normali? In teoria. Già dalle prime pagine capiamo che non è così, ma non si capisce il perché, lui fa il “dominatore” per tutto il tempo, come se la loro relazione fosse quella, e lei non dice niente.

Più avanti capita che usciranno per andare al mare a mangiare, lei ci prova col cameriere (perché lui stava al cellulare “con le sue cagne”) e quando tornano in macchina lui è incazzato come una bestia. Tutto questo non è normale. Non c’entra niente con quello che gli aveva richiesto e per cui viene pagato.

In ogni caso, il primo giorno, lui le fa firmare un contratto, sui cui lei mette solo il nome perché non vuole che lui conosca il suo cognome e già qui il contratto non vale niente. Dopo Victor le dà un altro foglio, bianco questa volta, e le dice che deve elencare i suoi limiti.

Dov’è il problema? Innanzitutto Lucrezia scrive che non vuole niente di sessuale e vi assicuro che succede. Certo non fanno sesso completo, ma capiterà, che lui la baci, ad esempio, o che le mandi un plug anale a casa o che apposta la faccia eccitare. Non è che se lui non infila niente, allora non sta facendo niente di sessuale. È sbagliato far passare questo messaggio.

Tornando ai limiti, lei ha fatto ricerche sulle torture e ha raccolto in una cartella tutte quelle che lei poteva sopportare. Anche Victor ha fatto ricerca e le dice esplicitamente che sa che lei ha omesso delle cose e che farà proprio quelle.

Lucrezia le scrive nell’elenco? NO.

Quando Victor le mette in atto, però, lei si lamenta. Si lamenta, ma non fa niente per farlo fermare, anche se ne avrebbe tutto il potere.

Victor continua con il suo lavoro, lei continua a dire che non vuole, anche se è stata lei a pagarlo per essere torturata, quindi non ha senso.

Ad un certo punto lui si stufa del suo comportamento e la caccia, le dice che non vuole più continuare.

Lei se ne va, ma rimane a Bologna (lei è di Roma), gira un po’, conosce il famoso ragazzo che ho citato prima. Non si sa perché, ma Victor torna a cercarla.

Poi chiudono definitivamente, gli dà l’assegno, torna a Roma e Victor si presenta nella sua banca avendo preso i suoi dati dall’assegno.

Poi ci sono dei tira e molla, perché Victor continua a fare il “padre padrone”, lei lo ama, ma non vuole fare la sottomessa, poi così un po’ dal nulla lei decide che non è amore e lancia il suo cellulare nel Tevere.

Non era amore se unilaterale lei amava: che bastasse l’amore di uno dei due a far si che lo fosse non era da lei, lei pretendeva di essere amata come amava, l’amore che un solo cuore coinvolgeva è bene che resti platonico, un adorazione e questo era tutto quello che concedeva al suo amore di essere.

Il punto è che per tutta la narrazione non diventa mai una storia d’amore. È tutto nella sua testa da un lato, dall’altro i gesti di Victor non hanno senso, non si capisce perché li faccia, perché le dica che lei è sua. Le scrive, la stuzzica, ma poi non fa succedere niente.

Messaggi sbagliati.

Questo dovrebbe essere un libro che ha come argomento centrale il sadomaso. Ma di sadomaso non si vede assolutamente niente.

Tutto quello che Victor fa a Lucrezia è riprodurre le torture medioevali, quindi per definizione non si tratta di una pratiche sadomaso, l’unica cosa che hanno in comune sono le corde con cui viene legata.

Si parla di Victor come se la questione “dominatore” ce l’avesse nel sangue e che quindi ventiquattro ore al giorno si comporti secondo quel ruolo. Il punto è proprio questo: si tratta di un ruolo. Una veste che la persona assume in una determinata situazione e con una determinata persona. Se cambi i fattori, cambia anche il ruolo ricoperto. Il sottomesso più diventare dominante e viceversa. Non è una caratteristica intrinseca della persona, ci possono essere preferenze, ma non è qualcosa di fisso e immutabile.

È sbagliato parlare di cose che non si conoscono. Questa affermazione vale ancora di più se si tratta di argomenti complessi, che già sono visti con sospetto. Si sta parlando di persone.

Le parole vittima, sottomesso e carnefice e dominatore sono usati come sinonimi. Non è esattamente la stessa cosa, visto che la vittima subisce senza poter dire niente, mentre il sottomesso ha voce in capitolo rispetto a quello che gli succede.

Il rapporto tra sottomesso-dominatore è un rapporto concordato, si decide insieme e ci si rispetta come persone.

Da questo libro sembra che i dominatori godano nel sottomettere qualcuno che non vuole, ma questo si chiama molestia o abuso. Ci sono persone che hanno rapporti sadomaso consenzienti e sani e che sono d’accordo su che cosa fare, dove spingersi.

Qui sembra che Victor sia un pazzo sadico e nient’altro, che sia questo e questo soltanto, a conferma di ciò c’è anche il discorso fuori di testa dello psicologo (lo trovate più in basso) che fa risalire queste pratiche di sadismo a un’infanzia con problematiche irrisolte, in maniera assolutistica. Ci sono moltissimi casi e non è per forza così.

Il sadomaso ne esce distrutto, viene visto come una specie di tortura che i sottomessi subiscono e basta per il solo piacere dei dominatori. Sembra una pratica crudele ed egoista.

È guardata continuamente dall’esterno, senza comprendere i sentimenti, le emozioni e le motivazioni di chi la mette in pratica.

A Lucrezia non piace questo genere di attività e la denigra, insulta le sottomesse che si immergono in queste esperienze volontariamente e per il proprio piacere (trovate la citazione più avanti).

Personalmente, nemmeno io capisco alcune di queste pratiche e mi sembra assurdo che alcune persone provino  piacere da… che ne so, farsi portare al guinzaglio, ad esempio. Tuttavia, so che è così e va bene, è diverso dai miei gusti, ma non peggiore. Non è giusto insultare le persone che hanno gusti diversi dai propri.

Ho scritto sottomesse, al femminile, perché, come se non bastasse, sembra, intanto, che le donne possano solo avere il ruolo di sottomesse e non è così.

Una sera la porta in un locale in cui si radunano sottomessi e dominatori:

La lasciò lì al tavolo, sola, allontanandosi di spalle e dirigendosi verso il bancone bar assediato da donne a quattro zampe, così accalcate da non lasciar intravedere il pavimento. La scena la ripugnava. Vedere Victor seduto su di uno sgabello a sorseggiar un drink con quella bolgia infernale ai suoi piedi la disgustava. Non comprendeva perché non riuscisse a vederlo come uno di loro: semplicemente disgustoso, al contrario lui era per lei superiore a tutti ed ai suoi occhi quelle cagne lo sporcavano, non le trovava degne di lui, ecco tutto. Le osservò con odio, non era solo gelosia, era puro e vero disprezzo, il punto era che, ne era certa, quelle avrebbero fatto le sottomesse con chiunque perché lo facevano unicamente per loro stesse e non per l ‘uomo che le sceglieva. Erano vittime nella vita e si rifugiavano in quel ruolo perché non avevano scelta, avrebbero leccato le suole a chiunque!

Lei non lo avrebbe fatto mai per nessuno, sentiva l’orgoglio ringhiare solo al pensiero. Ma lui, lui era diverso, per Victor Lucrezia esigeva amore, dovevano amarlo o fuori dai piedi !

Il grassetto l’ho messo io. Questo discorso non ha senso, non lo commento nemmeno, tirate le vostre conclusioni.

Il sessismo che permea questo romanzo mi ha veramente infastidita. Non è utile per la trama, rimane fine a sé stesso, è solo odio verso le altre donne, che non rispettano gli standard della protagonista e quindi vanno insultate.

Lucrezia si riferisce costantemente alla altre donne con l’epiteto “cagne”, solo perché ci provano con un uomo che non ha impegni sentimentali, visto che Lucrezia per Victor non è assolutamente niente. Ma si riferisce così, anche per le donne che fanno sadomaso.

Senza contare che dare a qualcuna della cagna solo perché si gode la sua libertà sessuale è orribile e maschilista.

Lucrezia sembra avere la verità assoluta, anche se non sa di che cosa stia parlando:

Dopo aver letto svariati blog di donne che raccontavano la loro esperienza di slave Lucrezia era più confusa di prima. L’unica cosa compresa era che vi erano vari modi di vivere la cosa ed anche se nessuno di quelli le sarebbe mai potuto appartenere provava rispetto unicamente per quelle donne che non si regalavano, ma che al contrario conoscevano il valore dell’ atto di donare sé stesse e disprezzava le perdenti che si mascheravano da vittime. Lucrezia era fervente sostenitrice della libertà, purché fosse consapevolezza e non scorciatoia. La vera libertà richiede forza e coraggio e la stessa cosa l’esser schiava, sentenziò stizzita, provando disgusto verso quelle donne prive di coscienza di sé.

Potrei fermarmi, ma…

Alcuni dialoghi sono tutt’altro che realistici, nessuno parla così nella vita reale. In più spesso non si capiscono.

C’è il problema che si usano dei termini che in realtà non si conoscono e quindi vengono usati nel modo sbagliato: ad un certo punto Victor le chiede del suo “tentato suicidio”.

Con le parole tentato suicidio, si intende una cosa precisa: ovvero una persona che ha provato effettivamente a togliersi la vita, ma per qualche motivo non è morta. Se uno ci ha pensato e basta, si dice “ideazione suicidaria”. Sono due cose differenti e non vanno confuse.
Infatti qualche riga dopo la domanda c’è scritto:

Non vi era molto da dire, in realtà non lo aveva mai messo in atto, solo pensato. Pensato ogni giorno per anni, ma era rimasto un’idea.


Il loro rapporto viene trattato come se fosse una terapia e Victor pretende che lei si fidi di lui. Non ci sarebbe nemmeno bisogno di dirlo, ma la terapia è una cosa seria, una cura in certi casi, e per riuscire a farla bisogna essere dei professionisti. In più la fiducia non si può pretendere, persino i terapisti (quelli con le lauree, iscritti all’albo) devono guadagnarsela dal cliente, non è che appena entri nello studio è già lì pronta in un vasetto.

Ma questo libro si dimostra una conoscenza della psicologia che farebbe piangere anche chi non ne sa nulla. Basti andare a leggere il dialogo osceno che Lucrezia ha con un presunto psicoterapeura, che tra l’altro ripete esattamente quello che la nostra protagonista aveva già pensato.

Le sue risposte sono assolutiste e definite, ma quando si parla di persone non si può parlare in questi termini. Ci sono tanti fattori che possono portare ad un determinato punto e la ricerca è ancora lontana dal fornire risposte precise. In più il terapista parla di una situazione ipotetica e generale.

– Il sadico prova piacere a far del male. I genitori non hanno fatto altro che ridicolizzarlo, calpestarlo, sgridato, umiliato e ridicolizzato. Questo scatenerà la dominazione per sfogare la rabbia e l’aggressività che lo invade. La sua è sete di vendetta al sopruso subito. Indossa una maschera nella società, stimato per la sua irreprensibilità, esterna solo con la vittima la sua vera natura. Dolcezza e debolezza sono viste da lui come forme di debolezza e si allena ad eliminare dalla sua persona ogni emozione. Unicamente la razionalità ha valore nella sua vita. Nel suo delirio è convinto siano gli altri ad indossare maschere, mentendo. – […]

– Hanno una intelligenza superiore agli altri individui e questo genera dei veri e propri mostri, pericolosi e perversi. Sono muniti però unicamente dell’intelligenza personale ma mancano di quella interpersonale, ossia emotiva. Sono individui che necessitano di tantissimo amore e comprensione, la sicurezza fa parte della maschera, teme il giudizio e per questo non è mai spontaneo… – […]

I No che si troverà ad urlare saranno una sfida eccitante per chi vuole dominarne il temperamento. – Alzò un sopracciglio – In questo mondo di sgualdrine pronte a tutto immagino quale noia debba affrontare un predatore simile. – Risero nuovamente, ma Lucrezia non era proprio certa lui si annoiasse con quelle cagne […]

-Un dominatore saggio stabilizza il rapporto prima di divenir violento, deva garantirsi che la preda non fugga.

Vorrei sottolineare ancora che non sta parlando di Victor, di cui comunque non sa niente, ma di un “carnefice” in generale. Poi dice che lei non può essere una vittima perché è più narcisista di lui.

Assurdo, se trovate uno psicologo che fa discorsi di questo genere, andatevene.

Più in generale, in tutto il libro si vede una vera e propria fobia verso i terapeuti, ad esempio pensa con disgusto al suo primo psicologo che le chiedeva costantemente di raccontargli le pratiche della masturbazione. Peccato che per i bambini la terapia non si fa così, si usano altre tecniche, difficilmente si chiede loro di parlare, nemmeno se sei uno psicoanalista che segue le teorie freudiane! Santo cielo!


Non ho capito questo discorso, se per voi ha un senso, illuminatemi.

Quello che lei provava valeva tutta una vita, era il senso stesso della vita, che scopo avrebbe avuto la sua esistenza se non si fosse scontrata in lui? Nessuno!
Lei lo amava e se lui non aveva saputo che farsene non era un suo problema, non la riguardava.


La nostra Lucrezia finisce un libro in due settimane e a quanto pare è bellissimo… dov’è il realismo in tutto ciò? Morto.

Ogni volta che Victor inizia a torturarla, Lucrezia si sente umiliata, non lo vuole fare. Perché allora rimane lì? Lei paga per questa esperienza!

È un susseguirsi di nonsense.

In conclusione

Mi sono un po’ lasciata andare, ma era necessario e in realtà ci sarebbe ancora altro da dire. Penso che il mio punto di vista, però, sia piuttosto chiaro.

Questo libro mi ha fatto apprezzare Cinquanta Sfumature, che a confronto è un capolavoro della letteratura e almeno Anastasia era conscia di quello che faceva, più o meno, non era lì a caso con scuse improbabili.

Come un’isola è insensato, offensivo per chi fa sadomaso, per le donne, per gli uomini, per gli psicologi… è maschilista e scritto malissimo, che a questo punto è una sottigliezza.

Nella seconda versione sono state eliminate o cambiate alcune frasi critiche e incomprensibili, ma la qualità rimane infima.

Lettere Animate sulla carta sembra un’ottima casa editrice, ma per quello che sto scoprendo ciò che dicono sul loro sito, non corrisponde poi alla realtà.

Vi ho lasciato il link di Amazon in alto, ma, anche se costa un euro, lasciate perdere, leggete qualcosa di bello o per lo meno divertente.

Per questa recensione è tutto, sono stanchissima! Quando scrivo questo genere di articoli sono sempre preoccupata di offendere qualcuno, il mio intento, vorrei che fosse chiaro, non è questo. Ho cercato di parlare oggettivamente di quello che ho trovato in questo libro, cercando di essere il più neutrale possibile, poi non sempre ci si riesce.

Se avete letto questo libro scrivetemi cosa ne pensate. Se volete rimanere aggiornati andate a mettere un mi piace alla pagina Facebook o seguitemi su Instagram o sugli altri social che trovate sulla destra (o in alto).

Alle.

Rating: 5.0/5. From 2 votes.
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2 commenti

  1. Questa recensione mi ha fatto ridere e piangere, ma la domanda è: come hai fatto a lwggere il libro fino alla fine?

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    • La risposta è semplice: ho un problema… non riesco a lasciare niente a metà!
      Scherzi a parte, questo tipo di recensioni sono le più complesse da scrivere e quindi anche le più interessanti e utili.
      Sono contenta che hai riso e pianto insieme, spero che il mio parere sia espresso in maniera chiara.

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