Quello che non ci siamo mai detti; Marc Levy

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Recensione: Quello che non ci siamo mai detti di Marc Levy

Casa Editrice: Rizzoli
Anno di Pubblicazione: 2008
Genere: commedia
Numero di pagine:  318
Dove trovarlo: Amazon

Quello che non ci siamo mai detti, traduzione fedele del titolo originale: Toutes ces choses qu’on ne s’est pas dites, è un romanzo francese di Marc Levy, autore di innumerevoli altri romanzi.

Su questo autore non c’è molto altro da dire, ma sul suo romanzo sì.

Trama

Julia Walsh sta per sposare il suo fidanzato Adam. A pochi giorni dalle nozze arriva una telefonata, suo padre Anthony Walsh è appena morto a Parigi e il funerale si terrà proprio il giorno del suo matrimonio.

Julia non ha mai avuto un buon rapporto con il padre, non si sentono da anni e non era nemmeno sicura di volerlo alla cerimonia. Appena riceve la notizia della sua scomparsa le viene addirittura da pensare che anche in quell’ultimo atto, Anthony abbia fatto in modo di rovinare i suoi piani.

Nonostante l’astio nei suoi confronti, non può sposarsi il giorno del funerale e nemmeno non parteciparvi. Questo avvenimento la colpisce più di quanto pensasse, così litiga con Adam, con il quale la relazione non sembrava solida e felice dal principio.

Un paio di giorni dopo Julia si vede recapitare un’enorme pacco, alto quasi due metri, aprendolo scopre… suo padre. Tuttavia Anthony le spiega che non si tratta davvero della sua persona, bensì di un prototipo di robot, da lui finanziato, che serve per dare l’opportunità ai parenti di salutare definitivamente il caro defunto, morto senza preavviso.

Per questo motivo si sarebbe disattivato in automatico dopo sette giorni, ma nel frattempo avrebbero potuto dirsi tutto quello che durante la vita si erano taciuti.

Julia potrebbe disattivarlo prima del tempo grazie ad un telecomando in dotazione, ma qualcosa la blocca. In molte peripezie inizia un viaggio nuovo insieme al padre che non aveva in realtà mai conosciuto, scoprendo molti aspetti del genitore che erano sempre stati mascherati dall’uomo d’affari che era.

Commenti e critiche

Di solito non faccio spoiler, ma non saprei se rivelare il finale in questo caso si possa considerare davvero uno spoiler… in più quello che mi fa essere più amareggiata rispetto a questo romanzo è proprio quella parte.

Quindi ve lo dirò, alla fine. Non è niente di ché, ci sono arrivata alla centesima pagine, certo ho voluto illudermi cercando delle alternative, ma… no. Proprio no, era palese.

Partiamo da una veloce recensione, così volendo potete leggere solo questa prima parte.

Lo stile narrativo non mi è piaciuto affatto, certo non so dire se sia colpa dell’autore o della traduzione, visto che non so abbastanza bene il francese da cercare di leggerlo in lingua originale.

In ogni caso, ci sono delle parti in cui non sembra nemmeno che i personaggi parlino la stessa lingua, visto che il dialogo sembra sconnesso. Senza contare che le frasi sono eccessivamente costruite e ricercate per poter appartenere al linguaggio parlato.

Ci sono frasi che dovrebbero avere un sottointeso, ma questo dovrebbe risultare chiaro al lettore, invece non è così. Ho riletto i pezzi più e più volte, ma il senso non è mai arrivato.

Tutti i personaggi, indipendentemente da sesso, età ed estrazione sociale usano le stesse espressioni, anche se non si frequentano da anni. Tant’è che spesso si fa fatica anche a capire chi stia parlando in quel momento, per quanto i dialoghi siamo uguali per tutti.

Ho trovato personaggi che sapevano dei dettagli che non gli erano mai stati detti loro e parti in cui si negava quello che era stato scritto due pagine prima…

I personaggi non sono minimamente descritti fisicamente, ergo non ci si può creare una loro rappresentazione. Abbiano solo piccolissimi dettagli che vengono dati ad un punto già molto avanzato della trama.

In poche parole questo romanzo è scadente anche solamente guardando la parte tecnica che non è la peggiore.

La trama

Innanzitutto troviamo una ragazza che è totalmente succube di quella che lei crede solamente una macchina, che le fa fare quello che le pare. Figuriamoci quando aveva a che fare con suo padre in carne e ossa.

Esatto crede, perché la sorpresa delle sorprese è che suo padre ha inscenato la sua morte, il suo funerale e tutto quanto, per immischiarsi nella vita di sua figlia, fingendosi un robot.

In pratica vanno prima da Montreal, dove lei e Adam avrebbero dovuto fare il viaggio di nozze, lì trova un ritratto di un uomo, Tomas, che lei aveva amato a vent’anni, in Germania. Suo padre all’epoca era andato lì per riportarla in America.

Tomas faceva il giornalista, era stato vittima di un attacco in non mi ricordo quale paese in guerra e Julia pensava che fosse morto. Invece non lo era e le aveva scritto, la lettera era arrivata a casa di suo padre e lui non gliel’aveva mai consegnata.

Ed ecco il motivo per cui ha inscenato tutta quella farsa: diciassette anni dopo non voleva che sua figlia sposasse un altro perché lui sapeva, chissà come, visto che non si sentivano, che amava ancora Tomas.

Indi per cui il robot gli rivela che il suo amato è vivo, vanno in Germania a cercarlo e dopo casini di vario tipo lo trovano.

In breve: altri casini di vario tipo e tornano a casa. Lei si rende conto di non amare Adam, ma ormai Tomas è rimasto in Germania.

Suo padre si infila di nuovo in mezzo. C’è anche una scenetta ridicola in cui Adam si siede sul telecomando e suo padre finge di spegnersi finché Julia non preme di nuovo il pulsante.

Impedisce a sua figlia di stare con “l’uomo che non amava”, in pratica, e poi arriva il giorno in cui si dovranno salutare di nuovo.

Anthony le lascia una lettera e si chiude nella cassa, per poi uscire il giorno dopo per farsi venire a prendere dal suo assistente. Tutto questo all’insaputa della figlia.

Mesi dopo Tomas va a New York e vissero felici e contenti.


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E quindi…

A questo punto voi direte: “Perché te la prendi tanto? Ne esistono milioni di storie d’amore squallide e imbarazzanti”

Ed è vero, ma qui la cosa peggiore è che fanno passare un comportamento da pazzo psicopatico, come quello di un eroe.

In fondo, suo padre si ha solo finto di morire e di essere un robot, ma per una buona causa…

C’è anche una frase esplicita in cui dice che spesso i genitori eccedono nell’amore per il bene dei propri figli, ma è normale e non c’è niente di male.

Quello che ha fatto Anthony è completamente al di fuori di ogni ragione.

Difatti io pensavo, stupidamente, che il finale si sarebbe svolto con Julia che veniva a scoprire tutto e di un dialogo e una discussione su quanto fosse malata questa situazione.

Invece no! Assolutamente. Anzi, Anthony passa come l’eroe di tutta questa situazione, come un padre esemplare. Quando, invece, è solo un uomo pazzo e pieno di sé.

Non mi dilungo ancora per molto, ma sono rimasta veramente senza parole da questo finale.

Il romanzo non era di elevato livello già per lo stile, per la costruzione dei personaggi, la trama non era delle migliori, ma questo messaggio mi fa veramente uscire di testa.

Voi lo avete letto? Avete letto qualche altro romanzo di questo autore? Sono tutti così?

Nel caso lasciate un commento, di sicuro non leggerò nient’altro di suo.

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Alle.


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Quello che non ci siamo mai detti; Marc Levy –  Amazon


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Informazioni su Alle

Ciao, mi chiamo Allegra. Leggo da quando ho memoria, anche se, devo ammettere che inizialmente guardavo solo le figure. Alcuni anni fa ho creato Libri, Sogni e Realtà, un blog in cui parlare di libri, film e serie tv, principalmente che non mi sono piaciuti e in cui mostro le differenze di molte trasposizioni cinematografiche. Da pochi mesi ho aperto anche un canale Youtube in cui affronto argomenti simili.
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