The Experiment – Film a confronto

Film a confronto: The Experiment

Dopo tanti articoli in cui confronto romanzi e film, ho deciso di cambiare un po’. Per questo oggi prendiamo in considerazione tre titoli che hanno preso vita a partire dal famoso esperimento della finta prigione di Stanford condotto da Zimbardo ne 1971.

I film che ho trovato e guardato sono tre, The Experiment – Cercasi cavie umaneThe ExperimentEffetto Lucifero, anche se solamente quest’ultimo ha come soggetto il reale esperimento, ma andiamo per ordine.

Nei corsi di psicologia Zimbardo e il suo Esperimento vengono tirati in ballo in continuazione e viene citato anche il film, la mia prof in particolare come titolo ci aveva dato, appunto “The Experiment”.

Non ero partita con l’intenzione di vederli tutti.



Volevo solo quello che raccontava la storia vera, per curiosità, ma purtroppo mi sono fatta trarre in inganno dal titolo e mi sono imbattuta in The Experiment – Cercasi cavie umane.

Una sofferenza, solo che ormai lo avevo iniziato, volevo vedere dove andasse a parare.

Cercando meglio ho capito il mio errore, così delusa e in cerca di un modo per recuperare quelle due ore della mia vita, ho deciso di guardarli tutti e tre per scrivere questo articolo.

Se anche voi, come me, state cercando la versione cinematografica dell’esperimento della falsa prigione di Stanford, guardate direttamente Effetto Lucifero.

Esperimento carcerario di Stanford

Questo esperimento è molto famoso, per gli addetti ai lavori per lo meno, all’esterno delle facoltà di psicologia, sociologia e simili, non so.

Per cui facciamo un super riassunto dei fatti così che poi partiamo tutti più o meno dallo stesso livello.

Come ho già scritto, siamo negli anni ’70 alla Stanfond University, Philip Zimbardo stava studiando il comportamento degli individui una volta inseriti in un gruppo e per farlo creò una simulazione in una finta prigione.

Secondo la sua teoria, le persone tendono a perdere la propria consapevolezza individuale, il senso di responsabilità, questo avrebbe favorito la messa in atto di comportamenti antisociali. Questo doveva accadere indipendentemente dalle caratteristiche individuali delle persone.

L’esperimento è una dimostrazione anche di come il ruolo sociale influenzi il comportamento della persona a cui è stato assegnato.

La simulazione della prigione sarebbe dovuta durare due settimane ed era attiva 24 ore al giorno, per questo motivo i partecipanti che avevano il ruolo di “guardia” facevano turni da 8 ore, in gruppi da tre, mentre quelli che avevano il ruolo di “prigioniero”, ovviamente rimanevano nelle celle e nella zona comune per tutto il tempo.

Campione

Il campione era stato selezionato a partire da studenti volontari, tramite un annuncio su una rivista e la partecipazione era ricompensata con 15 dollari al giorno.

Tra tutti quelli che si erano presentati, ne vennero scelti 24 maschi, appartenenti al ceto medio. Tramite test e questionari erano stati individuati i più maturi e stabili fisicamente e psicologicamente ed esclusi coloro che avevano mostrato comportamenti antisociali.

I partecipanti venivano divisi, in maniera casuale, in due gruppi: quello delle “guardie” e quello dei “prigionieri”.

Anche Zimbardo e i suoi collaboratori avevano dei ruoli amministrativi all’interno del finto carcere per dare delle direttive una volta iniziato l’esperimento, senza interferire con la simulazione.

Le guardie venivano provviste di divisa, manette e manganello e per tutto il tempo dovevano indossare occhiali da sole a specchio.

I prigionieri, invece, avevano una tunica col numero identificativo cucito sopra, non avevano indumenti intimi  una catena alla caviglia e per mimare il taglio di capelli dovevano portare una calza di nailon sulla testa.

Tutti questi punti servivano a creare uniformità tra i membri dello stesso gruppo e per l’appunto assegnare i rispettivi ruoli in maniera evidente e la perdita dell’individualità.

Risultati

Zimbardo si era aspettato due settimane piene di noia, inaspettatamente, l’esperimento fu interrotto al sesto giorno per l’escalation di aggressività che si era verificato.

Le guardie avevano iniziato ad abusare del loro potere.

Alcuni prigionieri avevano tentato di evadere, molti mostravano segni di sofferenza fisica e psicologica già dopo un paio di giorni.

Sono breve, perché se ne volete sapere di più potete guardare il terzo film di cui parlerò, oppure cercare su internet.

Concentriamoci sulle recensioni dei film tratti da questo storico esperimento, in ordine di anno d’uscita.

The experiment – Cercasi cavie umane

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Il primo film che ho trovato è uscito nel 2001, diretto da Oliver Hirschbiegel.

Si tratta di un film tedesco, a sua volta tratto dal romanzo di Mario Giordano, intitolato Black Box che a sua volta ha preso ispirazione dall’esperimento di Zimbardo.

Commenti e critiche

Non ho letto il libro, non so cosa abbiano cambiato, non posso dare quindi la colpa allo scrittore o allo sceneggiatore.

Di sicuro, però, chiunque sia l’artefice della storia che si vede nel film, ha travisato l’esperimento originale,non deve aver afferrato i punti principali.

Più in generale, la metodologia sperimentale e i principi etici sono del tutto ignoti all’autore di questa… cosa.

Altrimenti devo pensare che volontariamente abbia deciso di ignorare tutto per poter fare quello che gli pareva coi personaggi.

Il film, per questi motivi, non è per niente realistico, anzi alcune scene sono talmente improponibili da dar proprio fastidio.

L’esperimento, se si va a guardare nelle varie caratteristiche, non c’entra niente.

L’unico elemento in comune è la prigione.

Perde completamente di senso, mi è sembrato che l’ideatore abbia sentito parlare dell’esperimento, in modo vago lo abbia ritenuto interessante e abbia deciso di costruirci una storia sopra, senza mettersi a studiare l’apparato teorico psicologico/sociologico che poteva reggere la sua trama.

In pratica i soggetti sperimentali sono stati forniti delle divise e di una lista di regole, dopo di ché sono stati buttati nell’edificio adibito a prigione e lasciati lì a scannarsi a vicenda.

Gli sperimentatori si vedono solo prima di iniziare.

Non intervengono per dare direttive alle guardie su come risolvere delle situazioni critiche, cosa di per sé assurda, perché si tratta di persone normali, non di vere e proprie guardie addestrate.

È ovvio che non sappiano bene che cosa possono o non possono fare, visto che l’unica indicazione era far rispettare le regole senza l’uso della violenza.

Vediamo un prigioniero che è intollerante al latte e viene obbligato a berlo lo stesso, perché una regola dice di consumare i pasti per intero.

Ci sono da un lato le guardie che devono far rispettare la regola, il prigioniero che spiega le sue problematiche e dall’altra gli sperimentatori che non intervengono e quindi non forniscono alcuna eccezione alla regola quando c’è un problema di salute.

Non succede nemmeno in un carcere vero.

La sperimentatrice che affianca lo scienziato che ha creato l’esperimento, c’è da dire che cerca di tenere la situazione sotto controllo parlando con una delle guardie.


Come ho scritto, le guardie facevano i turni dovendo sorvegliarli costantemente, qui, invece, sono sempre tutti insieme.

Non si capisce se alla notte dormano tutti o solo qualcuno, sembra che se ne vadano a casa ogni tanto, uscendo così dal ruolo assegnato. Riescono a introdurre alcolici e armi in un contesto sperimentale che per definizione dovrebbe essere ipercontrollato.

In una parte dell’edificio non ci sono telecamere e riescono prendere un prigioniero per torturarlo praticamente, senza che nessuno si renda conto di niente…

Sono solo alcuni esempi di tutto ciò che non avrebbero dovuto esserci affinché l’esperimento potesse apparire minimamente realistico.


Tralasciando il fatto che non ci verrà mai spiegato come mai vengano scelte persone così diverse tra loro, l’esperimento nel film è stato fallato dal protagonista.

Tarek Fahd, infatti, è un reporter, con degli occhiali-telecamera che istiga apposta le guardie per ottenere qualcosa per il suo pezzo.

Di fatto, tutto parte da lui che mette in dubbio l’autorità di coloro che avevano il ruolo di “guardia”. Da com’è l’inizio del film, sembra che altrimenti i prigionieri sarebbero stati zitti e buoni e le guardie sedute ad annoiarsi.

Una guardia in particolare ci tiene ad avere potere e che reagisca alle istigazioni di Tarek.

Il punto, però, è che passa il messaggio che le sue reazioni siano dovute ai suoi tratti di personalità e alle sue esperienze di vita, che se ci pensiamo è l’esatto opposto di quello che si voleva vedere nell’esperimento di Stanford.

E che poi hanno trovato anche in molti altri esperimenti sociali…

In ultimo, il finale.

Sembra che senza un po’ di splatter niente possa avere senso.

Anche quando è la realtà stessa, come in questo caso, ad essere già abbastanza sconvolgente.

Sono state inserite scene di violenza esagerate, che ci fanno capire quanto quell’esperimento non potesse avere i parametri minimi per essere realizzato.

Le guardie riescono a prendere il completo controllo della struttura, rinchiudono in cella la sperimentatrice, quando arriva il capo dell’esperimento non gli vogliono dare retta… addirittura una persona perde la vita.

Atroce. Il finale è a dir poco atroce.


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The Experiment

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Uscito nel 2010, diretto da Paul Scheuring, si tratta della rivisitazione americana di Cercasi cavie umane.

Commenti e critiche

Il primo film mi aveva fatto schifo, pensavo che il secondo essendo una rivisitazione, avesse messo una pezza alle parti peggiori.

Invece dovevo fidarmi delle votazioni. Questo esagera quello che avevo già trovato esasperato in Cercasi cavie umane.

Infatti, tutto quello che ho detto per il primo, vale anche per questo.

Se nel primo, però, gli sperimentatori erano stati molto in disparte, intervenendo molto di rado, qui sono stati i grandi assenti.

Sostituiti da una “luce rossa”.

Viene detto loro, che verranno pagati (e qui ci torneremo dopo) solamente se l’esperimento fosse giunto al termine e che se avessero fatto qualcosa contro le regole una luce rossa appesa alla parete si sarebbe accesa e l’esperimento sarebbe stato interrotto.

I soldi soon uno dei fattori scatenanti dei comportamenti autoritari delle guardie, che però sono stati scatenati dal nulla cosmico.

Non troviamo nessun reporter come protagonista, ma un pacifista che non fa assolutamente nulla e che viene preso come rivoltoso praticamente a caso.

Quindi le violenze, in pratica, hanno inizio da delle cazzate:

-intanto perché la ricompensa in teoria era di 4000 marchi al giorno, che dalla loro reazione sembra una cifra elevata. E già qui, se uno scienziato può permettersi così tanto per così tante persone… è meglio non partecipare.

-una guardia che riceve per sbaglio, una pallonata in faccia perché un prigioniero voleva passargliela e dal fatto che una guardia, che gli altri iniziano a chiamare “capo” per nessuna ragione, si inventa che lo abbiano fatto apposta e che devono assolutamente prendere il controllo su di loro altrimenti faranno fallire l’esperimento.

Questo ragionamento non ha senso, visto che anche quelli che facevano i prigionieri sono pagati.

-E, appunto, quello che viene chiamato “capo” che, ancora una volta, presenta forti atteggiamenti e modi di fare che avrebbero dovuto escluderlo dagli esperimenti già dalla prima volta che apre bocca.

Il personaggio creato peggio che io abbia mai visto. Superficiale, rozzo, prepotente e con un’autostima talmente piccola che ogni sua frase doveva essere accompagnata da: “mi piace la figa” o simili.

Il protagonista, che qui si chiama Travis, viene preso di mira, tra l’altro, perché ad un altro prigioniero serve l’insulina e lui fa notare che rischia di morire.

Ancora più grave dell’intolleranza al latte che aveva il tizio in Cercasi cavie umane, qui rischia la morte e gli sperimentatori non dicono assolutamente nulla.

Hanno ripreso il finale splatter, ma questa volta, quando l’esperimento viene interrotto, si scopre che in realtà gli sperimentatori stavano effettivamente facendo qualcosa di illegale con loro.

Solo che… che senso ha mettere in piedi tutta quella roba, se poi lasci le tue cavie a fare quello che vogliono?

Hai dato inizio ad un esperimento clandestino per cui rischi la prigione e poi fai le cose così male? Non dici una parola per tutto il tempo?

La luce rossa che si accende, perché poi? Sono arrivate le forze dell’ordine per interrompere tutto e a liberarli che senso ha che si accenda la luce rossa come se avessero fatto qualcosa contro le regole?

Fino a quel momento c’era stato solo un morto e quasi due stupri, questo era all’interno delle regole?

A me non pare.

In poche parole è una delusione ancora più grande del primo.

Effetto lucifero

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Arriviamo al gran finale.

Effetto lucifero The Stanford Prison Experiment, film del 2015 diretto da Kyle Patrick Alvarez, è il racconto del vero esperimento di Philip Zimbardo.

Tra gli attori principali troviamo Billy Crudup, nei panni di Zimbardo, Ezra Miller, che ha recitato in Noi siamo infinitoe, oltre a tanti altri, Brett Davern, Jake del Diario di una nerd superstar.

Commenti e critiche

La realizzazione di questo film mi ha veramente sorpresa.

Se siete curiosi di dare un’occhiata a questo esperimento un po’ più da vicino questo film è un buon espediente.

Tenendo sempre in considerazione che comunque è un film, non la realtà

A mio parere, in base alle mie conoscenze e alle foto che ho visto, è stato realizzato veramente bene, anche considerando l’aspetto fisico degli attori scelti, confrontati con le foto vere.

In particolare mi è piaciuto la chiarezza con cui appare il meccanismo che ha portato dei normalissimi studenti universitari ad avere comportamenti che in altri contesti non avrebbero mai creduto possibili.

È davvero qualcosa di sottile quello che è successo lì, ma sono riusciti a renderlo visibile.

Ha portato le guardie a torturare e a degradare i prigionieri e questi ultimi a credere di essere davvero in un carcere e di meritarsi quello che stava accadendo loro.

Possiamo vedere anche come Zimbardo stesso sia rimasto in qualche modo intrappolato dal ruolo di direttore del carcere che lui stesso si era dato.

Tant’è che è stata Christina Maslach, la sua compagna, ad avergli fatto vedere quello che stava davvero succedendo.

Mi aspettavo qualcosa che sembrasse più costruito.

Sono stata felice di scoprire che, invece sembra molto vicino alla realtà, per quanto probabilmente non lo sia.

Conclusioni

A questo punto mi pare ci sia ben poco da dire.

Non so a cosa pensasse chi ha creato la storia che ha dato via ai primi due film che abbiamo visto. Non si possono salvare.

Spero che chiunque sia confuso come lo ero io, possa trovare un po’ di chiarezza nel mio articolo.

Per ora è tutto, commentate, condividete e ditemi cosa ne pensate.

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Alle.

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