Chiamami col tuo nome

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Recensione film: Chiamami col tuo nome

Paese di produzione: Italia, Francia, Brasile, Stati Uniti d’America 
Durata: 
132 minuti
Genere: drammatico, sentimentale

Chiamami col tuo nome, dal titolo originale di Call me by your name, è un film diretto da Luca Guadagnino uscito nel 2017 e sceneggiato da James Ivory.

Il film è l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di André Acimar.

Si tratta del terzo film della “trilogia del desiderio” del regista Guadagnino, dopo Io sono l’amore A Bigger Splash, rispettivamente del 2009 e del 2015.



Il film, inoltre, è anche il recente vincitore del premio Oscar per la miglior sceneggiatura non originale.

Trama

Ci troviamo da qualche parte nel nord italia all’inizio degli anni ’80.

Elio è un ragazzo di diciassette anni con origini ebree italo americane. Suo padre è uno stimato professore universitario che ogni anno ospita uno studente impegnato nella stesura della tesi di dottorato.

Lo studente di quell’anno è Oliver, un ebreo americano ventiquattrenne, all’apparenza di bell’aspetto e molto affascinante.

Elio, invece, è molto introspettivo, timido e riservato e passa i pomeriggi d’estate a ricopiare spartiti musicali.

Elio e Oliver passano molto tempo assieme. Tra loro era nato qualcosa dalla prima volta che si erano incontrati, ma Elio non riesce a capire lo strano comportamento di Oliver, ogni tanto amichevole, ogni tanto sfuggente.

I loro incontri, però, sono sempre intrisi di un’intensità particolare e palpabile, da diventare quasi insopportabile…

Commenti e critiche

Premetto che per scrivere la trama mi sono aiutata con Wikipedia e altri siti come ComingSoon e vi spiego subito il motivo: dal film non l’ho capita.

O meglio, non sono riuscita a cogliere i dettagli di questa storia. A grandi linee si capisce molto bene di cosa si va a parlare, ma i particolari mancano completamente di chiarezza.

Questo è il punto assolutamente negativo che ho trovato nel film, nel libro queste cose si capiscono perché te lo spiega nero su bianco Elio, mentre ti racconta che cosa sia successo.

Nel film si dovrebbero cogliere per forza di cose in altri modi, ad esempio dai dialoghi. A me non è sembrato che questo accada. Spesso mi sono trovata a passare da una scena all’altra senza aver capito a pieno che cosa fosse successo.

Ad esempio, finché non ho guardato qualche recensione non avevo capito perché Oliver fosse lì. Sì, era uno studente, il padre di Elio lo aiutava, ma non avevo colto per che cosa lo stesse aiutando.

Non avevo nemmeno capito perché alla fine Oliver dovesse andare per qualche giorno a Roma e ancora non ne sono sicura, perché credo sia diverso nel libro…

Li ho chiamati “dettagli”, ma non mi sembrano così piccoli.

Ricordiamoci sempre la possibilità che sia io tonta, anche se non credo che qui sia solo colpa mia.


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Parlando del film nel suo complesso, invece, devo dire che alla fine mi è pure piaciuto, soprattutto dopo che ho finito il libro.

Ho aspettato apposta di finire di leggere il romanzo perché avevo immaginato dopo le prime pagine che potesse succedere una cosa del genere, ma di questo ne parleremo più avanti.

Tralasciando il libro, quello che mi è piaciuto maggiormente nella trasposizione è che si sente davvero l’intensità del desiderio tra Elio e Oliver.

Si espande per tutto il film, ma accade soprattutto in una scena in particolare: quella del loro primo bacio.

Non sono servite parole o musica o effetti vari. Nella semplicità della scena questo sentimento di voglia e desiderio si sentiva, si vedeva, era palpabile.

Credo che sia tra i baci più belli che mi sia capitato di vedere. È emozionante e reale e adatto ai personaggi che sono Elio e Oliver.

L’unica cosa che si potrebbe dire per spiegarlo davvero, sarebbe un sospiro soddisfatto.

Mi è piaciuta questa coppia e le difficoltà di riconoscersi l’un l’altro, data anche dal fatto di essere due maschi nel 1983.

Mi piace che sia stato raccontato un frammento casuale, ma importante della vita di Elio, come se fosse una storia come un’altra. Non c’è una vera conclusione, si va solo avanti.

In conclusione

In generale, come ho detto, Chiamami col tuo nome alla fine dei conti mi è piaciuto, ma mi dispiace aver capito la metà delle informazioni.

Sinceramente non capisco bene perché abbia vinto l’Oscar.

Non ho né visto gli altri film in quella categoria (oltre Wolverine) e non sono un’esperta di cinema, quindi la mia opinione in merito non conta molto.

Presto parleremo anche del libro di André Aciman e lì credo che sarà particolarmente cattiva.

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Alle.


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