Il canto di Natale di Charles Dickens

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Il canto di Natale

Per questo Natale ho scelto tre versioni di una delle più famose opere natalizie di tutti i tempi. Stiamo parlando, come avrete capito dal titolo e dalle immagini, di A Christmas Carol di Charles Dickens.

Parlare solamente dell’opera originale mi sembrava un po’ banale e inutile. Voglio dire, è Charles Dickens che si può dire sul suo conto? Che posso dire io sul suo conto?

Per questo motivo ho scelto altre due versioni di questo racconto, entrambe della Disney, ma diverse da molti punti di vista. Vediamole anche in confronto col romanzo breve di Dickens.

Non si tratterà di vere e proprie recensioni, ma spero di tenervi compagnia nell’attesa del pranzo di Natale e di darvi valide alternative per conoscere questa opera, se ancora non ne avete avuto occasione.



A Christmas Carol; Charles Dickens

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A Christmas Carol è un romanzo breve del 1843 e fa parte di una serie di storie, intitolate The Christmas Books, che hanno fatto molto successo già all’epoca.

Con questo racconto di Natale, però, Dickens non si limita a raccontarci una bella storiella, ma critica, come in altre sue opere, la società inglese in cui vive.

Ebenezer Scooge è un uomo ricco e avaro, gestisce un banco di cambio, fino a sette anni prima con il suo socio Jacob Marley, morto proprio il giorno della vigilia di Natale.

Tornato a casa riceve la visita del suo spirito, imprigionato da lunghe e pesanti catene e costretto a vagare per il mondo per l’eternità. Marley è lì per avvertirlo che già sette anni prima anche lui portava quella stessa catena e che Ebenizer non aveva fatto altro che allungarla ancora giorno dopo giorno.

Se non cambierà, il suo destino sarà peggiore di quello di Marley, ma quella notte avrà una seconda possibilità data dalla visita di tre spiriti.

A Christmas Carol – Film (2009)

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Il primo adattamento di cui andrò a parlare è il film del 2009, diretto da Robert Zemeckis, prodotto dalla Walt Disney e dalla ImageMovers Digital.

Questo film è stato realizzato con la tecnica del Motion Capture e tra gli attori che hanno dato vita e il volto ai nostri personaggi troviamo Jim Carrey, nei panni di Scrooge.

Non sono molto amante di questa tecnica, trovo i personaggi grotteschi e vagamente inquietanti. Troppo realistici per sembrare animazioni, ma con qualcosa che non è al posto giusto, ma troppo sottile per capire che cosa sia.

Ammetto che per questa storia in particolare, questo stile ci può stare per rappresentare alcuni dei personaggi descritti da Dickens. Il problema è che sono raccapriccianti anche personaggi buoni.

In generale ho pareri contrastanti su questa rappresentazione.

Da una parte sono state riportate fedelmente molte battute e scene così com’erano nel racconto, questo crea un bel collegamento con l’opera originale. Permette di dare una forma precisa alla scena che si era abbozzata nella mente leggendo.

D’altra parte, però, molti avvenimenti sono stati esasperati inutilmente, rendendoli alquanto ridicoli. Ad esempio nel dialogo tra Scrooge e Marley, quest’ultimo nell’urlare e strepitare si sloga la mascella e poi parla male, se l’aggiusta, ma se la incastra sul naso… questa scena è pietosa, dovrebbe far ridere, forse? Perché è estremamente fuori luogo e spezza il pathos.

Non ho capito perché aggiungere l’ultimo spirito che insegue Scrooge con un carro trainato da cavalli d’ombra. Questa scena dura tantissimo, tra l’altro e dopo di ché Scrooge viene rimpicciolito. Non ha il minimo senso!

Fa perdere tutta la serietà di quello che andrà a vedere nel futuro, che dovrebbe essere il focus, e lo mette in secondo piano rispetto alla fuga.

Non mi piace la rappresentazione del primo spirito, che sembrava Voldemort, non si sa bene perché.

Nonostante tutte queste critiche, il film preso nella sua interezza non è così male, può trasmette bene quello che Dickens ha creato con la sua opera, ma sono convinta che ci sia di meglio.

Mickey’s Christmas Carol

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Il canto di Natale di Topolino, è un cortometraggio animato del 1983 diretto da Burny Mattinson.

Per il ruolo di Scrooge, Scrooge McDuck per l’esattezza, è stato scelto, per ovvie ragioni Paperon de’ Paperoni, mentre Topolino è diventato il suo dipendente Bob Cratchit.

Credo che moltissime persone della mia età o più grandi abbiano conosciuto Il canto di Natale di Dickens proprio grazie a questa versione della Disney.

Sono cresciuta con questo cortometraggio ed è diventata una tradizione guardarlo prima di Natale. Perciò non potevo fare a meno di sceglierla per questo articolo.

In questa versione l’opera di Dickens è stata smussata e anche accorciata, rendendola più a prova di bambino, giustamente, trattandosi di un cartone animato. Perde, quindi, la maggior parte delle caratteristiche di questo autore, ma la trama nel suo insieme, rimane fedele al romanzo breve da cui è tratta.

Quindi prendete i vostri bambini, fratelli o cugini, trovate lo streaming e mettetevi a guardarlo tutti insieme.

Buon Natale a tutti!

Spero che questo piccolo speciale di Natale possa avervi tenuto compagnia per qualche minuto e che adesso siate pronti per affrontare la famiglia in un lungo e felice pranzo Natalizio.

Mi raccomando commentate per dirmi che cosa ne pensate di questa opera e delle due trasposizioni che vi ho presentato.

Tra l’altro quest’anno al cinema esce un film, Dickens – L’uomo che inventò il Natale e sono proprio curiosa di vedere com’è.

Per questa recensione è tutto, se volete rimanere aggiornati andate a mettere un mi piace alla pagina Facebook o seguitemi su Instagram o sugli altri social che trovate sulla destra (o in alto).

Alle.

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